Nevralgia occipitale

Caputi"Nevralgia occipitale" o nevralgia del nervo grande occipitale di Arnold, secondo la definizione del prestigioso "National Institute of Neurological Disorders and Stroke" è un dolore cronico causato da irritazione o danno del nervo omonimo che decorre simmetrico da ciascun lato della nuca. Il dolore è spasmodico, pulsante o urente, che irradia verso il vertice e la fronte. Il dolore occipitale può essere scatenato da stress fisico, trauma, contrazioni ripetute dei muscoli del collo, malformazioni della cerniera atlo-occipitale ed eccezionalmente da tumori che incrociano il decorso del nervo. Un nostro caso, ha avuto il privilegio di andare sulla copertina dell'European Journal of Neurology, per documentare tale evenienza (fig. sul lato destro).

La diagnosi è soprattutto clinica, con dolore provocato sul "punto di Arnold", ossia dove il nervo occipitale emerge tra i muscoli della nuca. Gli esami radiologici, ossia RX del tratto cervicale e della giunzione atlo occipitale, la Risonanza magnetica e la TC servono a dimostrare eventuali interferenze sul decorso del nervo, ma spesso sono inconclusivi.

nervo occipitaleIl trattamento è inizialmente di tipo medico, con infiltrazioni di anestetico locale ed eventualmente steroidi. Recentemente viene usata la PENS, ossia stimolazione percutanea del nervo, che talora, in una o più sedute, dà buoni risultati. Vengono anche usati, nei casi refrattari, stimolatori elettronici, ad impianto definitvo, per bloccare l' insorgere e la propagazione del dolore. Gli stimolatorihanno un prezzo molto alto e necessitano di revisione periodica. Il sistema sanitario non sempre ne copre le spese. Anche il trattamento percutaneo a radiofrequenza con coagulazione del nervo in anestesia locale dà buoni risultati.

Nei casi resistenti e quindi cronicizzati, resistenti ad una adeguata terapia conservativa, il trattamento migliore è l'intervento chirurgico, che consiste nello sbrigliamento e talora strappamento (sezione) del nervo grande occipitale, effettuato in anestesia locale, o anche generale. Nella foto mostriamo il nervo, in uno dei casi trattati di recente con lo sbrigliamento del nervo. In casi selezionati, è necessaria la decompressione del ganglio radicolare (C2) a livello dell'uscita del foro di coniugazione.

La prognosi è in genere buona e la percentuale di guarigione, considerando nel complesso le varie modalità terapeutiche, è alta. L'incidenza di complicanze è estremamente bassa.