DOLORE DA CANCRO
Difficile definire il dolore, questa sgradevole sensazione che accompagna
l’uomo in ogni fase della sua vita, tanto da essere considerato
il migliore controllore della nostra integrità fisica, “dando
l’allarme” in ogni alterazione biologica che può crearsi
nella vita quotidiana, con una risposta di intensità generalmente
adeguata allo stimolo nocivo.
Diviene facilmente intuitiva la gravità dolorosa di chi per sua
sfortuna ha una grave alterazione anatomica da neoformazione, o che ha
subito, nell’intento di arginare l’avanzata di tanto male,
devastanti trattamenti chemio-radioterapici.
Purtroppo il nostro organismo non è preparato geneticamente, se
non in piccola misura, a cessare lo stimolo doloroso dopo che ci ha avvertito
del danno in cui malauguratamente, siamo incappati.
Da qui il dovere morale di potenziare i processi endogeni di protezione,
in modo che:
• Il minore dolore ci permetta di partecipare alla vita sociale
e familiare
• Tutte le energie siano concentrate nella cura della malattia
• Sia possibile una qualità di vita dignitosa e più
serena possibile
Il dolore oncologico ha delle caratteristiche molto peculiari rispetto
a tutti gli altri dolori anche gravi. Generalmente cresce con l’evolvere
della malattia, ed ha un totale coinvolgimento della personalità
del malato e del contesto sociale in cui vive. Si presenta in svariati
modi localizzato o generalizzato, puntorio, gravativo, urente, e con caratteristiche
particolari secondo la struttura colpita: osseo, viscerale, muscolare,
tendineo e altro. Gli esperti distinguono un dolore nocicettivo, uno neuropatico,
uno psicogeno, che si curano in modo diverso.
Esistono delle scale e dei questionari per quantificare il dolore, in
modo da rendere comprensiva l’intensità, la più diffusa
è la Scala Analogica Visiva (VAS) in cui il malato è invitato
ad identificare il dolore con un numero il cui massimo è 10.
Per i trattamenti ci si avvale delle linee guida emesse dall’Organizzazione
Mondiale della Sanità, che prevede trattamenti orali con Farmaci
Antinfiammatori Non Steroidei (FANS) per dolori lievi (VAS 1-3), oppiacei
deboli per dolori medi (VAS 3-4), oppiacei forti per dolori gravi (VAS
5-10) e per i dolori che non rispondono bene a questi trattamenti procedure
invasive (blocchi nervosi con anestetici, infusioni di farmaci per via
endovenosa, previo il posizionamento di un catetere venoso centrale, per
via peridurale o per via subaracnoidea) per le infusioni ci si avvale
di pompe elettroniche o nei casi più semplici di pompe elastomeriche;
stimolazioni elettriche e in casi particolari, con precise indicazioni
cliniche: neuroablasione, cioè la distruzione del nervo con agenti
chimici : alcool puro o fenolo (Fenolizzazioni subaracnoidee, dei nervi
intercostali, alcolizzazione del plesso celiaco per il tumore del pancreas,
stomaco, fegato, alcolizzazione della catena del simpatico)
Tutte queste procedure si avvalgono di supporti psicologici, fisioterapici
o nutrizionali.
Consigliamo sempre un approccio endovenoso centrale tramite un sistema
tipo port-a-cath o con catetere parzialmente tunnellizzato per intraprendere
ogni terapia endovenosa, che, anche se non è la strada di prima
scelta, costituisce uno strumento di immensa utilità, anche per
prelievi ematici; nella fase delle cure palliative terminali la via endovenosa
diventa insostituibile.
Dr. Mario Peverini, specialista anestesista |